venerdì 14 maggio 2010

13 maggio, assemblea pubblica sulla scuola - report della giornata


Ieri, 13 maggio, si è tenuta presso il circolo Arci Garibaldi di Pistoia, un'assemblea sulla scuola pubblica promossa da Giovani Comunisti, Collettivo Studentesco Pistoiese, Cobas Scuola, Flc Cgil, Giovani Democratici. Nel corso della giornata, di fronte alla platea di studenti, docenti, personale ATA e genitori presenti, sono intervenuti esponenti dei soggetti promotori e gli ex assessori all'Istruzione e alle Politiche Sociali del Comune di Pistoia, Rosanna Moroni e Rosalia Billero.
Durante l'assemblea è stata elaborata un'attenta analisi della situazione attuale delle scuole pistoiesi e dell'avanzamento su scala nazionale delle riforme Gelmini e Tremonti. Nell'esprimere grande preoccupazione per le conseguenze di tali politiche per il futuro della società italiana e di milioni di studenti le realtà presenti hanno concordato sulla necessità di ricollegare le lotte dei diversi soggetti che animano il mondo della scuola per ricostruire, a partire dal prossimo autunno, un reale movimento di massa.
In particolare è stata sottolineata l'esigenza di riportare al centro dell'agenda politica del Paese le vicende legate alla scuola e all'università, anche in virtù dell'attuazione della riforma Gelmini (133) di cui milioni di studenti e docenti percepiscono già le tragiche conseguenze e degli ennesimi tagli approvati a gennaio e camuffati come riordino dei licei e degli indirizzi.
Con la consapevolezza di non poter riproporre i meccanismi di lotta del 2008, che portarono alla nascita ma anche alla rapida morte dell'Onda, si è concordato sulla necessità di riportare al centro della discussione l'elaborazione di un progetto qualitativamente alternativo alla scuola pubblica attuale e alla distruzione pianificata dal Governo Berlusconi per favorire il "modello Formigoni" che in Lombardia concede fondi pubblici agli Istituti privati con tasse di iscrizione di 8/9mila euro al mese e lascia le briciole alla scuola dei figli dell'operaio, dell'impiegato, del precario, del disoccupato.
A breve si terrà un'ulteriore riunione con rappresentanze dei soggetti presenti ieri per pianificare le prossime azioni in vista delle ultime settimane dell'anno scolastico (innanzitutto la mobilitazione regionale del 3 giugno) e del prossimo autunno.

Di seguito l'intervento all'assemblea dei Giovani Comunisti.

"Siamo tutti a conoscenza, purtroppo per esperienza diretta, di quale sia l'attuale condizione della scuola pubblica italiana, che nell'ultimo anno ha dovuto fare i conti con i primi tagli della riforma Gelmini, che nei prossimi due anni saranno ancora più rilevanti, creando situazioni di degrado dal punto di vista della sicurezza e della qualità dell'offerta formativa.
E' evidente, d'altronde, che il Governo Berlusconi sia intenzionato a far pagare la crisi economica, frutto di un sistema capitalista malato, al mondo della scuola e del lavoro; dietro ai tagli della 133 e al riordino delle scuole superiori approvato lo scorso gennaio non c'è, però, solo la logica del risparmio ma anche un lucido progetto che intende far ritornare indietro il Paese di una quarantina d'anni, quando la scuola si presentava come un sistema di selezione di classe.
Da qui l'incremento dei fondi stanziati a favore delle scuole private, dove cresceranno le future classi dirigenti secondo un sistema clientelare e quasi ereditario, mentre il "figlio dell'operaio", che ormai è anche figlio dell'impiegato, del precario, del disoccupato, sarà indirizzato verso una scuola pubblica svuotata di tutto il suo patrimonio e utile solo a formare solo i futuri lavoratori precari privi di competenze e pronti a svolgere qualsiasi tipologia di lavoro sia richiesto in quel momento dal padrone di turno.
Un lucido progetto, una vera e propria lotta di classe dall'alto contro i ceti medio bassi, che si lega ai tanti provvedimenti (a partire dalla legge 30) che privano i nuovi giovani lavoratori di qualsiasi diritto e alle riforme che eliminano dalla scuola pubblica quella concezione di sapere come valore finalizzato alla formazione dell'autonomia intellettuale del cittadino e, al tempo stesso, di un lavoratore preparato nel campo in cui vuole specializzarsi.

Per ricostruire un fronte di lotta contro questi provvedimenti e che si erga a difesa della scuola pubblica e del futuro del Paese, non si può non ripartire dalla convizione che sia indispensabile la massima unità fra studenti, ATA, corpo docente e genitori. Per questo, come Giovani Comunisti, ci auguriamo che questa assemblea sia solo un primo passo verso la creazione di una struttura (che potrebbe assumere le forme di un coordinamento) capace di ricollegare le diverse lotte del mondo della scuola, e soprattutto, ci auguriamo che questo avvenga in tempi brevi così da essere davvero pronti ad affrontare le sfide del prossimo autunno.
Mai come oggi la scuola pubblica di massa conquistata con le lotte degli anni '60 e '70 è sotto attacco; come insegna la Grecia mai come oggi, soprattutto in virtù della crisi economica del sistema capitalista, i Governi sono determinati nel far piazza pulita di tutte le rivendicazioni studentesche e dei lavoratori.
Diciamolo più chiaramente: essere davvero pronti ad affrontare le sfide del prossimo autunno vuol dire acquisire la consapevolezza del fatto che qualora le circostanze lo richiedessero (come lo richiederebbero oggi) il mondo della scuola dovrebbe essere pronto ad aprire il prossimo anno scolastico con l'occupazione di tutti gli Istituti. E dire mondo della scuola non è casuale, ma vuole intendere che scelte di lotta anche radicali possono e devono essere condivise non solo dagli studenti ma anche dai docenti: di fronte alla carica a testa bassa del Governo contro la nostra scuola e i nostri diritti, appropriarsi degli spazi fisici in cui costruire, insieme, un'alternativa è una possibilità di lotta estrema ma al tempo stesso irrinunciabile.
E a chi obietterà che questo ci porterebbero fuori dalla legalità, potremo rispondere che questo Governo si muove al di fuori dei principi e dei valori che sono alla base della nostra Costituzione e quindi della stessa Repubblica Italiana.

Vorremmo poi cogliere questa occasione per rilanciare l'appuntamento del prossimo 3 giugno, giornata per la quale il Tavolo Regionale per la difesa della Scuola Statale ha indetto una manifestazione pubblica a Firenze (alle 17.30 di fronte alla Prefettura), e, quindi, auspicare che già nei prossim igiorni i soggetti promotori dell'assemblea possano riunirsi nuovamente per garantire un'ampia partecipazione anche da Pistoia e delineare modi e tempi con cui costruire un eventuale coordinamento pistoiese a difesa della scuola pubblica.
In merito al carattere regionale della lotta, vorremmo avanzare, infine, una brevissima riflessione anche su quella che è stata l'esperienza dell'Onda. Nel 2008 il patrimonio di quell'eccezionale movimento, capace di mobilitare le masse studentesche come non accadeva da decenni, fu dilapidato per la mancanza di un progetto cui ambire a lungo termine; per la mancanza, oltre la lotta contro i tagli della Gelmini, di un'alternativa da costruire e da proporre.
Non da oggi, d'altronde, sosteniamo che la scuola pubblica vada difesa dagli attacchi classisti della destra ma che non ci si possa esimere dall'affrontare la centralità di una riforma del sistema non più rimandabile a fronte di una realtà in cui, spesso, i programmi didattici, l'offerta formativa e nel complesso una struttura sempre più verticistica non sono all'altezza della scuola che vogliamo.
Una scuola dove all'apprendimento delle nozioni si affianchi l'elaborazione comune del sapere, dato che ben più efficace dell'insegnamento cattedratico può essere la formazione che coinvolge studenti e docenti nel processo di costruzione delle conoscenze.

Per queste ragioni proponiamo che parallelamente alla lotta contro i provvedimenti nazionali del Governo si possa cominciare a ragionare su quali obiettivi porsi, a livello locale, per un concreto e tangibile miglioramente della scuola pubblica pistoiese.
Pensiamo ad esempio, ad un'iniziativa provinciale per creare commissioni di tecnici che coinvolgendo in prima persona gli studenti verifichino l'effettiva idoneità (a livello di sicurezza e di avanguardia tecnologica) dei vari Istituti, o ad assemblee d'Istituto convocate unitariamente da studenti e docenti per discutere l'offerta formativa e raccogliere proposte su come migliorarne il livello qualitativo o, ancora, a fare pressioni sugli enti amministrativi affinché chiedano ai diversi Istituti di garantire, nelle ore pomeridiane, spazi all'interno delle diverse scuole agli studenti interessati ad organizzare iniziative autogestite (gruppi di studio, dibattiti, mercatini del libro usato, cineforum, attività ludiche, tornei sportivi, iniziative culturali...)...

Se sapremo fare tutto questo, se sapremo essere uniti e innovativi, rivoluzionari, siamo convinti che la nostra lotta, a partire dalla realtà pistoiese, potrà essere decisiva e di avanguardia, non solo nella protesta ma anche nella proposta".

lunedì 10 maggio 2010

PRIMO MAGGIO: grande spezzone per il lavoro, la scuola, l'acqua pubblica!

Ringraziamo tutte le decine di compagni e compagne che hanno dato vita ad un bellissimo spezzone dei Giovani Comunisti e della Federazione della Sinistra al corteo dello scorso primo maggio indetto da Cgil, Cisl e Uil in occasione della festa dei lavoratori.
Come non si vedeva da anni i comunisti sono tornati protagonisti della piazza per ribadire l'importanza di difendere il lavoro, la scuola pubblica e i beni comuni.
Di seguito il volantino distribuito durante la manifestazione e alcune foto e video.












venerdì 30 aprile 2010

1° MAGGIO: LAVORATORI E STUDENTI DI NUOVO IN PIAZZA!


APPUNTAMENTO ORE 9.30 DOPO PORTA LUCCHESE, VICINO ALLE SEDE DELLA CGIL IN VIA PUCCINI.


SARA' PRESENTE IL FURGONCINO DEI GIOVANI COMUNISTI PER MUSICA E INTERVENTI E UNA POSTAZIONE MOBILE DI RACCOLTA FIRME PER IL REFERENDUM SULL'ACQUA PUBBLICA.


PARTECIPIAMO NUMEROSI!

domenica 25 aprile 2010

Dopo il 25 aprile: costruiamo un fronte di difesa e di rilancio della Costituzione fondata sul lavoro


Appello per la salvezza della Costituzione repubblicana e dello Stato democratico nati dall'antifascismo e dalla lotta di Liberazione e chiamata di tutti i cittadini, alle forze politiche e sociali democratiche e della sinistra ad un rinnovato patto per la sua difesa e attuazione

Stiamo per entrare dentro l’ennesima, torbida, fase di attacco alla Costituzione democratica e antifascista. Ma, a differenza delle precedenti fasi, in particolare dell’ultima, a cavallo tra il 2004 e il 2006 (qualcuno ricorderà i famosi “saggi di Lorenzago” dove i “nuovi “padri Costituenti” della destra progettarono il cambiamento della Costituzione), l’attuale ha al suo interno molti maggiori elementi di pericolosità.
In primo luogo per la dispersione, da oltre 2 anni, di quell’ampio schieramento democratico e progressista che si era aggiudicato tutte le consultazioni elettorali, amministrative e politiche, succedutesi nell’arco temporale 2002-2006 (sebbene d’un soffio le politiche del 2006) e, soprattutto aveva vinto, nettamente, il referendum costituzionale del 25 e 26 giugno 2006.
E lì parve che la sconfitta della destra fosse avvenuta anche nella società, uscita provata e ulteriormente impoverita dall’illusionismo berlusconiano, ma ahimé, i fatti immediatamente successivi s’incaricarono di dimostrare che così non era. E in effetti, al contrario di quanto molti di noi pensavano o auspicavano che venisse posto in essere da parte dello schieramento progressista, cioè la valorizzazione e il consolidamento, politico e culturale, dell’eccezionale risultato referendario, e quindi la riaffermazione della Costituzione, venne imboccata, subito e scelleratamente tutt’altra strada: il rilancio nel campo della destra del tema delle “riforme” costituzionali”!
Così facendo si dimostrava chiaramente – qualora non ci se ne fosse ancora adeguatamente convinti nel corso del tormentato quindicennio 1994-2008 – che gran parte delle nostre “classi dirigenti”, di fatto, avevano oramai assunto, nel profondo, assieme alle “coordinate” economico-sociali proprie della destra (il liberismo economico, l’assunzione, irriflessa e irrazionale, del tema del razzismo e conseguenti politiche securitarie…), anche la relativa e connessa “ideologia istituzionale” (accentuazione del momento decisorio di vertice – presidenzialismo nelle sue varie versioni, ridimensionamento della funzione delle assemblee elettive, centrali ma anche locali, dai propri compiti legislativo e di controllo, trasformazione radicale di quelle particolari associazioni di cittadini - i partiti politici, così come previsti dalla Costituzione all’art.49, che per tutta una lunga fase repubblicana avevano svolto un’importante funzione pedagogica per larghi strati della popolazione, quella “scuola gratuita di massa” secondo l’efficace definizione di Lelio Basso; il “ridimensionamento” dell’autonomia della magistratura..), dandone, tra l’altro, concreta prova nell’agire politico dell’ultimo quindicennio (modifica del Titolo V della Costituzione con i voti del solo centro-sinistra, aumento della precarietà del lavoro e connessa riduzione delle tutele, leggi elettorali restrittive della democrazia..).
Tutto ciò era avvenuto ben prima del tracollo elettorale del 2008, nel cui ciclo di emarginazione politica e sociale siamo tuttora immersi.

E ADESSO?
Il continuo degradarsi dello spirito pubblico e la connessa criminalizzazione del dissenso e della stessa agibilità democratica sono giunti a livelli quasi autoritari, sol che si pensi ai continui e quotidiani attacchi, rivolti da anni, dal capo del governo e dai suoi collaboratori, agli organi di informazione non ancora loro asserviti, e a tutti gli organi di garanzia e di autogoverno democratico e costituzionale.
Il Parlamento, di fatto ridotto ad organo di mera ratifica della volontà del capo e della sua coalizione di “bravi”; la Magistratura, la Corte Costituzionale, il Consiglio Superiore della Magistratura e il Presidente della Repubblica, continuamente sottoposti ad una pressione tipica di una “repubblica sudamericana anni ‘70”.
Ma è particolarmente nei confronti del Capo dello Stato, organo mediatamente politico e di garanzia costituzionale, che si sono realizzate, di fatto, le principali deformazioni, dal momento che la sua funzione costituzionale è stata subdolamente fatta apparire, e ovviamente “gradita”, non più come il garante supremo della Costituzione, la “viva vox constitutionis”, secondo la celebre formula di Calamandrei, bensì in quella, assai ridimensionata e volutamente ininfluente di notaio-certificatore, contro la Costituzione.
Il consolidamento della destra nelle sedi politiche ed istituzionali, nella società e nello stesso senso comune, rendono a nostro avviso concreto il realizzarsi, in questa legislatura, di quel cambiamento costituzionale in chiave autoritaria – cesarista, a cui mira, incessantemente da circa un trentennio (quantomeno a partire dal programma di rinascita democratica di Licio Gelli) la parte peggiore del paese.
Per questo riteniamo di trovarci dinanzi all’ATTACCO FINALE e potenzialmente demolitore della nostra Carta Fondamentale, e insieme ad essa della repubblica democratica e antifascista così come concepite e volute dall’Antifascismo e dalla Resistenza liberatrice.
Senza timore di esagerazione, qualora ciò si avverasse vedremmo ulteriormente ridursi ed in maniera significativa il già degradato spazio politico e pubblico per le forze dell’alternativa, oltre che le sfere di libertà di ciascun soggetto, singolo e associato.
Siamo cioè consapevoli di trovarci dinanzi al serissimo e incombente scenario proprio di un cambiamento radicale di regime, connotato dal presidenzialismo del capo popolo e da un’autocrazia elettiva (maggioritaria) ad esso subalterna e connessa, al solo fine di cristallizzare, costituzionalmente, la sciagurata accoppiata data dalla deriva plebiscitaria-autoritaria del capo con il razzismo, ormai dilagante, della destra reazionaria e del leghismo.
Per questi motivi intendiamo invitare tutti i cittadini, singolarmente e nelle forme associative loro proprie, le forze politiche della sinistra e democratiche, le forze sociali e sindacali, ad incontrarsi nelle ricorrenze, del 25 Aprile, del 1 Maggio e del 2 Giugno, a Roma e in tutte le città italiane, rivolgendo loro un accorato e solenne invito ad UNIRSI per realizzare un PATTO per LA SALVEZZA della COSTITUZIONE repubblicana e dello STATO democratico nati dalla Resistenza. Un ultimo, e ci auguriamo non tardivo, sussulto democratico al fine di scongiurare l’inevitabile baratro.
Pur consapevoli delle diversità politiche e culturali che esistono tra noi, riteniamo certamente prevalente la necessità di porre in essere, tutti insieme e da subito, ogni sforzo per la difesa attiva e intransigente della Costituzione e della democrazia del nostro paese.
Il senso della storia e dei suoi processi, e la relativa interpretazione dei fatti storici, così come tramandatici dai nostri Maggiori, sono ben vivi in tutti noi.
Per questo auspichiamo che questa consapevolezza storica possa nuovamente radicarsi nella coscienza civile del paese e, conseguentemente, nella riflessione politica e culturale in luogo della malapianta di una certa politologia e di un certo ingegnerismo istituzionale che, nella migliore delle ipotesi appaiono scevri del benché minimo connotato valoriale democratico - sociale, quando addirittura non assumono il ruolo di vero e proprio strumento ideologico al servizio dei potentati economici e dunque del liberismo contro la Costituzione e la democrazia sociale da essa prevista.
Riteniamo dunque strumentale e frutto di una logora “politica dello scambio”,uscita sconfitta dal referendum popolare del 2006, l’ennesima riproposizione del tema delle c.d. “riforme” costituzionali. Sappiamo che sono ben altre le urgenze del paese!
Consideriamo perciò irricevibile la proposta dell’attuale maggioranza, perché finalizzata unicamente al recepimento in Costituzione dei postulati politici e culturali del berlusconismo e del leghismo.
QUALSIASI “revisione” costituzionale nel contesto dato, considerando i rapporti di forza in campo e la squilibratissima possibilità di comunicazione, equivarrebbe ad un vero e proprio salto nel buio per la democrazia e la libertà, ed un’ulteriore perdita secca, in termini di diritti di libertà e diritti sociali, per i lavoratori e per i cittadini, già duramente colpiti da una Crisi, il cui acme non è stato ancora raggiunto.
Con questa nostra Chiamata vogliamo, invece, recuperare quello slancio e quella linearità d’azione che hanno caratterizzato la battaglia referendaria per la salvaguardia della Costituzione del 2005-2006, in cui, la giustezza e la nettezza della Lotta per la Costituzione furono compresi dalla maggioranza dei cittadini italiani, e dove le forze di sinistra seppero uscire, dopo molti anni, dalla marginalità per tornare a parlare, da protagoniste, al paese!
E’ questo ciò che ci prefiggiamo. Sono terminati i tempi degli slogan, delle mezze parole dal sapore incomprensibile e tecnocratico, del politichese più o meno corretto.
Intendiamo tornare tra la nostra gente, tra i lavoratori per proporre, nell’immediato, un Patto per la salvezza della Costituzione fondata sul lavoro, che costituisca il primo passo da cui proiettarsi in direzione della effettiva e duratura riconquista democratica e costituzionale del paese, per l’attuazione del programma democratico – sociale della Carta, che significa non soltanto Governo ma qualità dell’azione politica sui temi fondamentali per il paese e i suoi cittadini (politiche redistributive e di pace, piena e buona occupazione, scuola e sanità pubbliche, beni e servizi pubblici e sociali, casa...).
Siamo ben consci che il nostro Appello e la nostra Chiamata avvengono dopo che molte, troppe occasioni, funzionali al ristabilimento di una normale dialettica democratica, sono state sprecate.
Ne sono seguiti errori, gravi sottovalutazioni della pericolosità dell’avversario, si é manifestata all’interno del ceto politico e conseguentemente nella società una vera e propria subalternità culturale rispetto ai temi delle destre, vecchie e nuove, e lo specchio di ciò è rappresentato dal recepimento di un sistema elettorale antidemocratico, funzionale e omologante al mainstream capitalistico internazionale, formalmente bipartitico ma sostanzialemente monopartitico (il monopartitismo disgiunto), che costituisce una della cause principali del riduzionismo democratico in atto. Ed in più piccoli e insensati egoismi di partito. Soltanto se sapremo superare tali errori di prospettiva e di prassi politica, potremo risollevarci.
Siamo però persuasi che ciascun cittadino, ciascun lavoratore italiano, ogni soggetto collettivo destinatario del nostro Appello e della nostra Chiamata, nessuno escluso, sia in buona parte consapevole della drammaticità del momento che stiamo vivendo, e della grandissima responsabilità che questo implica per il futuro della nostra democrazia e della nostra libertà. Se non ora quando? LA RESISTENZA (costituzionale) CONTINUA!


*** Primi firmatari: Umberto Allegretti, Gaetano Azzariti, Michelangelo Bovero, Emiliano Brancaccio, Maurizio Brotini, Alberto Burgio, Lorenza Carlassarre, Massimo Ceciarini, Antonello Ciervo, Mario Dogliani, Luigi Ferrajoli, Gianni Ferrara, Elisabetta Grande, Alfiero Grandi, Claudio Grassi, Donata Gottardi, Carlo Lucchesi, Maria Rosaria Marella, Giovanni Marini, Gerardo Marotta, Ugo Mattei, Corrado Mauceri,Giorgio Mele, Siliano Mollitti, Diego Novelli, Andrea Panaccione, Roberto Passini, Marcello Rossi, Cesare Salvi, Paolo Solimeno, Alessandro Somma, Massimo Torelli, Gianni Vigilante, Massimo Villone, Luigi Vinci

giovedì 22 aprile 2010

24 aprile: manifestazione ANTIFASCISTA per la COSTITUZIONE!


SABATO 24 APRILE A PISTOIA, a partire dalle ore 16, si terrà in piazza Gavinana (Globo) un presidio con successivo corteo antifascista e antirazzista per le strade del centro.
Stronchiamo l’attacco ai lavoratori e alla Costituzione promosso dalle destre al Governo guidate da Berlusconi!

In vista delle celebrazioni per il 65° anniversario della Resistenza Partigiana a Pistoia, costruiamo una presenza popolare per le strade della città, per ribadire i valori dell’antifascismo e dell’antirazzismo. Se di fronte alla crisi che imperversa i padroni, gli speculatori e i mafiosi sono intenzionati a rispolverare misure degne delle peggiori politiche antipopolari e parafasciste devono capire che davanti a loro troveranno una nuova Resistenza!
La riabilitazione del fascismo non ha strada, il popolo italiano ha già giudicato i fascisti del ventennio e quel giudizio vale oggi anche per i neofascisti del “terzo millennio”. La Costituzione italiana parla chiaro: non c’è spazio per i nostalgici del Duce!
Le aggressioni squadriste all’università di Tor Vergata a Roma e in numerose altre città opera di questi gruppi neofascisti ai danni di semplici studenti e lavoratori meritano una ferma risposta! Dimostriamo che né a Roma, né in Toscana, né in nessuna altra parte d’Italia siamo disposti a perdere quello che è stato conquistato dai nostri padri e dai nostri nonni con la Resistenza!
L’assalto dello scorso ottobre, ad opera di ignoti, alla sede di CasaPound di Pistoia, gesto già precedentemente condannato dall’antifascismo pistoiese, non deve in alcun modo concedere agibilità politica a questi gruppi neofascisti e né essere pretesto per attuare procedure repressive illegittime, come riconosciuto recentemente dalla Corte di Cassazione, contro gli antifascisti pistoiesi, cui va la nostra solidarietà.
Scendere in piazza alla vigilia delle celebrazioni per il 65° anniversario della Liberazione non vuol dire solo ricordare la lotta partigiana ma anche attualizzare il suo contenuto politico e i suoi valori, ben espressi nella Costituzione Repubblica; vuol dire difendere dall’attacco delle destre al Governo i valori della libertà, dell’uguaglianza, della tolleranza e della democrazia, del diritto al lavoro, del diritto allo studio per tutti, della difesa della pace.

Difendiamo e facciamo rispettare la Costituzione!
Né spazio, né riabilitazione per i fascisti vecchi e nuovi!

P-Carc
Rifondazione Comunista
Giovani Comunisti
Fronte Studenti in Lotta

lunedì 19 aprile 2010

PISTOIA STA CON EMERGENCY!


Ringraziamo tutti coloro che oggi hanno permesso la riuscita del presidio indetto a sostegno di Emergency. Ringraziamo, quindi, gli attivisti dell'organizzazione di Gino Strada che hanno partecipato alla manifestazione raccogliendo adesioni all'appello "Io sto con Emergency", ringraziamo il Collettivo Studentesco, il Popolo Viola, la Federazione della Sinistra, l'Arci, i Cobas e i Giovani Democratici che hanno tutti contribuito all'organizzazione del presidio.

Per tutto il pomeriggio diverse decine di persone hanno mantenuto vivo il presidio, solidarizzando anche con i cittadini impegnati a sostenere in consiglio comunale la causa dell'acqua pubblica, testimoniando un determinato sostegno ad Emergency anche dopo la liberazione di Matteo, Marco e Matteo.

Adesso l'ospedale di Lashkar-Gah deve riaprire, gli operatori afghani dell'ong devono essere rilasciati e, soprattutto, deve essere mantenuta alta l'attenzione sulle pressioni subite da Emergency e sulle atrocità della guerra imperialista che ancora oggi uccidono migliaia di civili afghani nell'indifferenza generale dei mezzi di informazione e dei partiti presenti in Parlamento che hanno votato, senza alcuna eccezione, a favore del rifinanziamento delle "missioni di pace".

L'ITALIA RIPUDIA LA GUERRA!
NOI STIAMO CON EMERGENCY!

Giovani Comunisti/e Pistoia

domenica 18 aprile 2010

19 aprile: PISTOIA CON EMERGENCY!



















LIBERI! I TRE MEDICI DI EMERGENCY SONO STATI
LIBERATI!
IL PRESIDIO E' CONFERMATO PER DOMANI ALLE 16.30, FESTEGGIAMO
LA LIBERAZIONE E CHIEDIAMO LA RIAPERTURA DELL'OSPEDALE DI LASHKAR-GAH E
LA LIBERAZIONE DEGLI OPERATORI AFGHANI!
OGNUNO INFORMI DEL PRESIDIO
AMICI, FAMILIARI, COMPAGNI E COLLEGHI (e amici di facebook)!


GIOVANI COMUNISTI/E PISTOIA